venerdì 8 luglio 2016

Vacanze Senzapre7ese


Finalmente, mare. La scorsa estate, trascorsa interamente a Torino per la nascita della nostra bimba, è stata meravigliosa, ma due anni di forzata lontananza dal mare si fanno sentire. E così, niente località esotiche, quest'anno le nostre vacanze senzapretese le facciamo tutte dalle nostre famiglie al sud.
E anche se quando me lo chiedono rispondo « niente di particolare, vado giù dai miei », se devo dirvi la verità, non posso proprio lamentarmi.




Ma una vacanza al mare non è una vacanza senza le immancabili letture da ombrellone.
Nei vicini anni della carta, partivo già con un numero di volumi superiore alle mie capacità di lettura, senza contare quelli che poi compravo in vacanza. Con l'e-reader è diminuito il peso, ma è aumentata esponenzialmente la quantità.


(E poi qualche libro di carta ci ha seguito lo stesso...)

Ecco i libri che sto leggendo/mi riprometto di leggere in queste vacanze (nella certezza che la lista aumenterà e cambierà nel corso delle settimane) e di cui scriverò a settembre.

La casa sulle sabbie mobili di Carlton Mellick III (Vaporteppa)
"Quando si addormenta Tick sogna di esplorare l'enorme casa. Dapprima fa dei sogni bellissimi in cui, durante il viaggio, incontra stanze particolari e visiste affascinanti. Ma poi i suoi sogni diventano brutti. Sogna di essere diventato vecchio e che sta ancora esplorando la casa, trascorrendo l'intera esistenza a cercare i suoi genitori che non è mai riuscito a trovare".
Trick e Polly sono fratello e sorella, rispettivamente di 10 e 15 anni. Vivono negli Appartamenti dei Bambini di un'enorme casa (grande come una città o forse più) affidati a una strana Tata che li trattiene negli appartamenti fino al giorno in cui i loro genitori (che non hanno mai conosciuto) verranno a prenderli. Ma col tempo la Tata mostra sempre più frequenti segni di squilibrio, finché i fratelli non sono costretti ad affrontare il buio che circonda i loro Appartamenti, popolato da creature mostruose, in cerca dei loro genitori. Scopriranno, però, che la realtà è ben diversa da quella raccontata dalla Tata...

Cronache di Mondo9 di Dario Tonani
In colpevole ritardo di un anno dall'uscita in edicola, sto finalmente completando la lettura del Millemondi della scorsa estate, il primo interamente dedicato a un autore italiano e illustrato dal bravissimo Franco Brambilla. Mondo9 è, tra l'altro, una delle letture estive proposte alle mie classi, con la possibilità di scrivere, invece che la solita recensione, uno spin-off ambientato sul pianeta dominato dal metallo e dalle macchine.




Urania Millemondi n.75: Tutti i mondi possibili
Prima parte (di tre) della corposa e attesissima Year's Best SF n.31 di Gardner Dozois che ci accompagnerà fino al 2017 con i racconti migliori del 2014.
Gira voce che questi YBSF contengono veramente il meglio della fantascienza breve dell'anno, mentre alla corrispettiva antologia del compianto Hartwell sarebbero sempre rimaste le briciole. Dato il livello delle antologie targate Hartwell e Cramer, le aspettative sono davvero alte.
L'intenzione di proseguire su Urania la pubblicazione delle raccolte di Dozois è sicuramente una buona notizia, ma l'aver diviso un'antologia di circa 700 pagine in tre Millemondi non è certo un segnale incoraggiante (oltre a sembrare del tutto immotivato, ché ne bastavano due di 350 pagine): a questi ritmi o Millemondi diventa una collana dedicata unicamente a YBSF, oppure non leggeremo mai i volumi più recenti.



Da zero a infinito di Fabio Lastrucci
Isola di passaggio di Silvia Treves
Società del programma spaziale di Mario Giorgi
Due antologie e un romanzo che vanno ad aggiungersi a Settembre di Massimo Citi nella collana ALIA Arcipelago.
Ho apprezzato molto ALIA 2.0, e durante l'estate ho intenzione di leggere almeno una di queste nuove pubblicazioni di CS_Libri.



Accettazione di Jeff VanderMeer
Ultimo capitolo della trilogia Southern Reach, Accettazione ci riporta nell'Area X con la Biologa e Controllo, in cerca di risposte che personalmente mi auguro siano il più possibile ridotte: perché il fascino dei due libri precedenti per me sta nel non detto, nell'inspiegabile, nelle immagini. Una torre che, invece di svettare verso il cielo, si snoda nelle profondità della terra; un faro al cui interno sono accatastati centinaia di diari mai letti; specie animali e vegetali impossibili; scienziati che scompaiono e ricompaiono improvvisamente; una struttura governativa ancora più folle della follia che dovrebbe indagare. Il successo della trilogia di VanderMeer si poggia sul mistero, e spesso i misteri, una volta svelati, si rivelano molto più banali di quello che avevano evocato nell'immaginazione del lettore.

L'eterno addio di Chen Qiufan
Etere di Zhang Ran
Dopo le raccolte di Ken Liu e Xin Jia (di cui ho parlato QUI) Future Fiction ci riporta in Cina con un'antologia e un racconto distopico che promettono molto bene.
Sono affascinato dalla mescolanza tra tecnologia e tradizione che emerge spesso dai racconti provenienti dalla Cina, un paese il cui sviluppo porta alla luce contraddizioni con cui lo scrittore di fantascienza non può che andare a nozze.


Eternal War di Livio Gambarini
Un fantasy che, invece di battaglie tra Elfi, Draghi, Troll e Nani ci racconta di lotte tra guelfi e ghibellini e battaglie a suon di tenzoni poetiche, e i cui personaggi non hanno evocativi nomi celtici, ma i ben più familiari Cavalcanti e Alighieri? Come posso fare a meno di leggerlo?






Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad
Un romanzo sulla filosofia dell'eterno secondo, la storia di un uomo che non mette in mostra il suo talento e si accontenta di una vita nell'ombra, fino a quando l'esistenza tranquilla in cui si è rifugiato non va in pezzi. Non so molto altro di questo libro, se non che Giorgio Raffaelli nell'intervista pubblicata in questo blog lo indica tra le sue letture fondamentali, e questo mi basta.





 1602 di Neil Gaiman e Andy Kubert
I supereroi Marvel nell'Inghilterra elisabettiana: è vero che fino ad oggi non ho trovato un'opera di Gaiman all'altezza di Sandman, ma questo fumetto mi attira da parecchi anni (all'epoca della prima edizione ne avevo regalato una copia a mia sorella) pur non avendo mai cominciato a leggerlo.




Occhio di falco: vita normale di Matt Fraction, David Aja e Javier Pulido

Ebbene sì, mi sono lasciato coinvolgere dal successo cinematografico degli Avengers, ma questo strano miscuglio tra fumetto di supereroi e graphic novel d'autore mi incuriosisce per un motivo particolare: da adolescenti io e mia sorella avevamo in mente una serie a fumetti sulla vita quotidiana di un supereroe e del suo gatto; in questo, Clint Barton è accompagnato da un cane, ma insomma l'idea è quella.


E voi cosa porterete sotto l'ombrellone/in montagna/nella vostra stanza/ovunque purché in vacanza?

Ci ritroviamo a settembre!

martedì 5 luglio 2016

AV vs. AV ovvero Barbe a confronto - Alessandro Vietti dialoga con Andrea Viscusi

Condivido volentieri, nello spirito della Pax Fantascientifica, questo interessante dialogo tra gli scrittori Alessandro Vietti e Andrea Viscusi (rispettivamente autori di Real Mars e Dimenticami Trovami Sognami, pubblicati da Zona 42). Nato come una sorta di doppia intervista, il dialogo offre spunti di lettura per i due romanzi ma anche per la fantascienza in generale.

QUI il post di Alessandro Iascy su Andromeda

QUI invece la mia recensione di Real Mars

E infine QUI la recensione di DTS

Buona lettura!






mercoledì 29 giugno 2016

Storie dal Multiverso


Pur avendolo incontrato solo per poche ore, considero Leonardo Patrignani più che una semplice conoscenza fatta su facebook: è una persona con cui ho scoperto di condividere interessi, idee e soprattutto una missione (che ognuno porta avanti con il proprio lavoro): avvicinare i giovani alla lettura. Per questo vorrei scrivere di Multiversum non attraverso una recensione, ma piuttosto come il consiglio di un amico per una lettura estiva.




Multiversum è il primo capitolo di una saga young adult (alla cui trilogia originale si sono affiancati, negli anni, un certo numero di racconti di Patrignani e altri, ambientati nello stesso universo narrativo) che prende le mosse da una scena estremamente suggestiva: due adolescenti, Alex e Jenny, sono in contatto mentale fin dall'infanzia, ma li divide un Oceano (lui è italiano, lei australiana); fino a quando Alex non prende la decisione di incontrare la sua anima gemella e parte per Melbourne: ma sul molo dove si sono dati mentalmente appuntamento, i due non riescono a vedersi, perché vivono in universi paralleli, e in quello di Alex addirittura Jenny e morta.
Ma le peripezie che i giovani dovranno affrontare per trovarsi e amarsi non sono che il preludio a innumerevoli viaggi, separazioni, ritrovamenti, morti e rinascite. Insieme all'amico Marco (che nei seguiti, Memoria e Utopia, arriverà a strappare ai due il ruolo di protagonista) attraverseranno i labirinti del Multiverso, sopravviveranno alla catastrofe della civiltà umana, si smarriranno nei secoli e nella memoria, vivranno molteplici vite e si batteranno contro un regime oppressivo, tutto per finire nuovamente insieme.



Multiversum non è una trilogia strettamente legata, proprio come i suoi personaggi l'autore si diverte a giocare col tempo e con lo spazio, grazie a un sapiente uso delle tecniche narrative (che si perfeziona di romanzo in romanzo) sfuggendo al rischio della monotonia: quando sembra che ci siamo impelagati nell'universo statico di Memoria, un brusco salto di ambientazione ci conduce nella distopia detta Benessere, 500 anni dopo gli eventi narrati; l'epilogo di Memoria viene ripreso solo verso la metà di Utopia, dopo quasi duecento pagine in cui i nostri eroi sono letteralmente altre persone.
Il pregio dei romanzi di Patrignani è una prosa fresca, capace di riportarmi all'adolescenza e restituirmi il piacere precipitoso delle letture estive della mia adolescenza.
Una freschezza che non significa superficialità, non rifugge da momenti più duri e toccanti, ma li affronta di petto con la baldanza dei giovani.
E poco importa se, agli occhi del pignolo lettore di fantascienza qual è il sottoscritto, non tutti i pezzi del puzzle vanno sempre a posto, se alcune volte l'autore sembra lasciarsi portare più dalle suggestioni affabulatorie che dal rigore scientifico. Lo si perdona se in cambio riesce a rendere vivi i suoi personaggi, appassionarci alle loro avventure, ai loro destini, ai temi dell'amore e dell'amicizia che superano le distanze spaziali e temporali.

Come dicevo, il pubblico privilegiato di questa saga è quello degli adolescenti, che si identificano con più facilità nei giovani (ma fino a un certo punto...) protagonisti, ma questo non vuol dire che Multiversum sia una lettura spiacevole per un adulto, che potrà cogliere i livelli più profondi del romanzo e perdersi forse con più gusto tra i labirinti di Memoria.
Da insegnante nelle scuole superiori, ho potuto raccogliere personalmente i giudizi entusiastici dei miei studenti: anche i più refrattari alla lettura, a pochi giorni dall'incontro con Leonardo Patrignani hanno divorato l'intera trilogia e qualcuno si è persino cimentato nella scrittura di fanfiction. (Qui racconto più nel dettaglio l'esperienza).





Infine, per chi fa fatica a congedarsi dalla saga e dagli infiniti universi che apre, sono disponibili in ebook a un prezzo quasi simbolico due volumi di Multiversum Stories, contenenti racconti di autori esordienti e di professionisti ambientati nello stesso universo narrativo, e si concludono con uno spin-off dello stesso Patrignani che sviluppa un particolare aspetto dell'epilogo di Utopia.
Tra questi brevi racconti, accompagnati da illustrazioni, si trovano delle vere perle come Alle fini di Marco Piva. Leggendo tante voci e stili diversi che reinterpretano i mondi di Patrignani ho immaginato quei personaggi dei fumetti affidati a disegnatori diversi, che in ogni storia sono sempre gli stessi ma sempre nuovi.
Fino al 20 agosto è possibile anche partecipare al terzo volume di Multiversum Stories caricando qui la propria fanfiction.
Se quest'estate sotto l'ombrellone ci saranno con voi Alex, Jenny e Marco, fatemi sapere cosa ne pensate.

venerdì 10 giugno 2016

Racconti di primavera


Negli ultimi tempi non ho avuto molto tempo per dedicarmi alla lettura con una certa continuità: ne ho approfittato per tener fede a uno degli impegni presi per il nuovo anno, cioè quello di leggere più racconti.
Ecco una brave carrellata delle mie ultime letture:


Yoko Ogawa, Vendetta, Il Saggiatore
Vendetta di Yoko Ogawa Incuriosito dal racconto La gita, pubblicato nello speciale natalizio Storie di Internazionale (quest'anno dedicato al Giappone), ho deciso di approfondire la mia conoscenza di questa autrice che sta riscuotendo un certo successo. Il suo ultimo titolo pubblicato in Italia, questo Vendetta, sulla carta era un'opera destinata a piacermi: una raccolta di racconti sul tema del lutto, legati a catena, in modo che un elemento di ogni racconto rimanda al racconto precedente. Il primo racconto si svolge in una pasticceria, la cliente non viene servita perché la proprietaria sta piangendo al telefono; nel racconto seguente, il protagonista racconta di una bellissima compagna di scuola (che parecchi anni dopo sarà la pasticcera che piange al telefono), con cui ha scoperto uno strano deposito di kiwi; nell'episodio successivo scopriamo perché un ex ufficio postale sia diventato un deposito di kiwi; e così via. Gli ultimi racconti riprendono i primi dando al libro una perfetta chiusura ad anello.
Sulla carta il mio romanzo ideale, dicevo. Ma in fondo questi « racconti di lutto » mi hanno lasciato ben poco: la narrazione scorre leggera e indolore (nonostante il tema) e alla fine non rimane che un perfetto meccanismo senza anima.


Ken Liu, Rinascita, Delos Digital
Rinascita di Ken Liu Seguo con interesse questo autore cinese, scoperto grazie alla folgorante antologia Mono no Aware di Future Fiction.
La Terra è stata invasa dalla spietata popolazione aliena dei Tawnin, che si è macchiata di ogni efferatezza. Ma una volta sottomessa l'umanità, i Tawnin hanno cancellato i ricordi legati ai loro crimini e sono rinati. Infatti nella loro cultura un corpo è popolato da infinite personalità, solo alcune delle quali sono colpevoli dei crimini commessi: cancellando la memoria di quelle personalità, i Tawnin possono continuare a vivere pressoché in eterno ritenendosi del tutto innocenti e facendo lo stesso con gli umani.
Il protagonista del racconto è un Rinato, un uomo a cui sono stati cancellati i ricordi dell'invasione, e ora è legato sentimentalmente a un tanwin e svolge indagini di polizia sulle cellule ribelli che si oppongono alla rinascita.
Questo racconto mi sembra rappresenti molto bene un certo filone della fantascienza moderna che recupera molti dei temi classici del genere, reinterpretandoli in chiave moderna e quasi filosofica. Qui la più tipica invasione aliena non è che un pretesto per una riflessione sul rapporto tra memoria e individualità.
L'idea è che esseri quasi eterni non possano vivere una sola vita col peso di tutta la storia dell'Universo, e siano quindi costretti a resettare le loro personalità, eliminando gradualmente tutti gli aspetti superflui o pericolosi per la propria stabilità. Ogni rinato è una persona nuova in un corpo vecchio. Ma cosa significa la rinascita nel breve corso di una vita umana?
Sarà che nei miei 35 anni mi sento rinato diverse volte, ma sento molto vicina la riflessione di Ken Liu, che si conferma ai miei occhi un autore che ha molto da dire.


AA.VV. ALIA Evo 2.0, CS_Libri
ALIA 2.0 Ho seguito dall'inizio la lodevolissima impresa di Massimo Citi e Silvia Treves, la realizzazione di una corposa antologia digitale di racconti italiani, che spazia dalla fantastico puro alla fantascienza, passando per il fantasy e l'horror. L'idea, insomma, è quella di includere tutte le possibili declinazioni del fantastico.
Anche se l'antologia non ha un tema unificante, mi sembra che l'ossessione della maggior parte degli autori sia quella della fine: fine del mondo (come nei racconti di Danilo Arona e Fabio Lastrucci) fine di un mondo o di una civiltà (nei racconti di Massimo Citi e Vincent Spasaro), fine della vita come la si è vissuta fino a quel momento (in senso letterale e simbolico allo stesso tempo: nei racconti di Consolata Lanza, Maurizio Cometto, Chiara Negrini e Francesco Troccoli), fine del libro (La vita sociale delle sagome di cartone di Fulvio Gatti) e per concludere fine dell'umanità (o post-umanità) nel duro e delicato racconto acquatico di Silvia Treves.
Impossibile soffermarsi nel dettaglio su ognuno dei racconti: devo ammettere che l'antologia ha i suoi alti e bassi (come è normale per questo tipo di raccolte) e soprattutto il gradimento varia in base ai gusti personali. In ogni caso, il solo racconto che boccerei in toto è La voce venuta da lontano di Davide Zampatori, un fantasy post-apocalittico di cui non si sentiva la necessità, mentre ammetto di aver saltato dopo poche pagine il troppo tecnico Interferenza di Paolo S. Cavazza. Il mio racconto preferito invece è Il corridore mancino di Eugenio Saguatti, una fresca ucronia calcistica ambientata in un'Italia dei primi del '900 in cui imperversa il gioco della « pallapiede », giocata da atleti con gambe meccaniche che ne potenziano la corsa e la potenza: ma in certi casi, un loro tiro può rivelarsi una vera bomba...
Arrivare al termine di una raccolta così corposa non è stato facile, vista anche la lunghezza di alcuni di essi (Interferenza di Cavazza e Un sole troppo lontano della Treves sono in effetti dei romanzi brevi).
Continuando a supportare l'iniziativa di CS_Libri, mi chiedo se non sia il caso di sfruttare il formato digitale per pubblicare singoli racconti o brevi antologie a un prezzo molto contenuto.
In ogni caso auguro un grande in bocca al lupo al coraggioso editore, di cui tra l'altro ho già altri tre libri in attesa sull'ereader.
(Verrà il momento anche per Settembre).


Mr. Boy di J. P. Kelly Una lettura nostalgica: Mr. Boy è probabilmente il primo racconto di fantascienza che abbia mai letto, a 13 anni, su questo numero di IsaacAsimov Science Fiction (oltre che, per molto tempo, mio unico contatto con il cyberpunk). Non ricordo neanche come sia finito tra le mie mani, e dubito di aver capito molto all'epoca.
Mr. Boy è un miliardario ventenne che, grazie alle tecnologie di alterazione corporea, si sottopone periodicamente a interventi che arrestano la crescita, fermandosi sulla soglia della pubertà. Ma il ruolo di eterno dodicenne, circondato da amici preadolescenti (il suo migliore amico ha assunto le fattezze di un dinosauro), robot di compagnia, e ancora legato (quasi letteralmente) al cordone ombelicale di una mamma-edificio dalla forma della Statua della Libertà, comincia a stargli stretto quando si imbatte nell'amore.
Il problema è che la bella fioraia naturista di cui si innamora è attratta proprio dal mondo frivolo e sfrenato da cui lui vorrebbe fuggire.
Mr. Boy è un racconto toccante, dall'atmosfera sospesa come l'età del protagonista, che sa toccare con leggerezza tematiche profonde come quella della crescita, dell'amore, delle aspirazioni sociali.
Da leggere e rileggere.

mercoledì 8 giugno 2016

Il senso del meraviglioso: intervista a Giorgio Raffaelli su Zona 42 e altre cose belle




Ho conosciuto Giorgio Raffaelli una ventina di anni fa su una storica mailing list di fantascienza (mi rendo conto che due di questi termini risulteranno sconosciuti ai più) e, anche se non saprei dire un solo argomento su cui ci siamo scritti all'epoca, l'ho sempre ricordato tra i membri a me più affini, come idee e gusti letterari, in quel movimentato gruppo. In seguito mi sono allontanato dalla fantascienza, ho seguito altri interessi, fatto altre letture, finché nell'estate del 2014 non mi sono imbattuto per caso nel suo nickname (Iguana Jo) in un libro che mi era stato regalato: Desolation Road di Ian McDonald, prima pubblicazione di Zona 42 e meraviglioso incrocio tra fantascienza e realismo magico.
A quel primo romanzo ne sono seguiti altri, tutti diversi, tutti sorprendenti, tanto che ormai compro ogni nuovo titolo praticamente a scatola chiusa. Ad oggi, con nove titoli all'attivo, credo fermamente che Zona 42 sia sulla buona strada per avvicinare (o riavvicinare) alla fantascienza chi, per un motivo o per un altro, se ne tiene lontano.

Dalle chiacchierate su Facebook con Giorgio è nata l'idea di questa intervista: rileggendola, ho capito di non essere tagliato per le interviste (lo constaterete dal livello a dir poco imbarazzante di alcune domande), ma per fortuna l'intervistato salva la situazione con le sue risposte.
Un'ultima precisazione: le domande sono state scritte verso gennaio, quando era imminente la pubblicazione di Selezione naturale e ancora non si conoscevano autore e titolo del romanzo italiano che sarebbe seguito.


*    *    *


Senzapre7ese: Comincerei con la classica presentazione...

Giorgio Raffaelli: Mi chiamo Giorgio Raffaelli, insieme a Marco Scarabelli nel 2014 ho fondato Zona 42. Vengo dal profondo nord, ma vivo da Modena da più tempo di quanto mi piaccia ricordare. Se leggere è un'attività che mi accompagna da sempre, fondare una casa editrice è stata invece la conseguenza di un viaggio iniziato molto molto tempo fa, che unisce in un'unica attività l'amore per i libri, quello per la fantascienza e le competenze professionali maturate in tanti anni passati a lavorare in tipografia.


Sp7: Le mie aspettative molto alte nei titoli di Zona 42 dipendono anche dalla fiducia nei tuoi gusti, o meglio in quelli dell'Iguana. Quali sono i titoli più significativi che hai letto negli ultimi anni (di fantascienza e no).


G.R.:Prima di elencare i titoli che più mi hanno appassionato in questi ultimi anni, lasciami dire che i miei gusti sono anch'essi frutto dei suggerimenti diretti o indiretti di un sacco di persone che negli anni hanno parlato di questo o quel titolo. Scegliere cosa leggere tra le infinite possibilità che offrono le librerie oggi è davvero complicato, e il percorso di ogni lettore è costellato di scelte che dipendono spesso dal caso e dagli strani incroci con altri lettori, altri libri, altre letture. E io sono e sarò sempre grato a tutti coloro che parlando di libri in giro per la rete sono riusciti a far scattare quella scintilla, che s'è poi trasformata nella lettura giusta per quel determinato momento.
Detto questo, se devo suggerire qualche titolo davvero fondamentale tra le mie letture degli ultimi anni mi piacerebbe ricordare Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad, Il porto degli spiriti di John Ajvide Lindqvist e La fortezza della solitudine di Jonathan Lethem. Infine un libro che ho finito da leggere da pochi giorni: The Dark Defiles di Richard K. Morgan, utimo capitolo della trilogia A Land Fit for Heroes.
Come vedi non ho citato alcun titolo propriamente fantascientifico, ché per quelli dovresti guardare al catalogo di Zona 42 (no, bé, scherzi a a parte, andrebbero ricordati almeno Anathem, di Neal Stephenson ed Embassytown, di China Mièville)


Sp7: Come è avvenuto il salto da lettore e blogger di riferimento per la

fantascienza a editore?


G.R.: Come dicevo sopra, il passaggio è stato quasi inevitabile, nel senso che erano parecchi anni che pensavo a come concretizzare in qualche modo un passione che mi ha accompagnato per tanto tempo. Quando poi inizi a vedere come gli spazi che i grandi editori concedono alla fantascienza si vanno via via riducendo, quando ascolti il costante lamento degli appassionati sulla mancanza di nuovi titoli, quando ti rendi conto che le tecnologie attuali e la rete permettono di rendere accessibile e condivisibile una micro attività come la nostra, bé, non c'è voluto molto a decidersi. Per la nascita di Zona 42 devo ringraziare molto anche Marco Scarabelli che sin dall'inizio si è dimostrato entusiasta dell'idea e che ha contribuito non poco a far diventare reale il progetto Zona 42.


Sp7: Mi sono allontanato dalla SF stufo dello scarso valore letterario dei testi che mi capitavano tra le mani, sono ritornato all'ovile grazie a Desolation Road. C'è un filo che lega le vostre pubblicazioni o l'unico comune denominatore è la qualità?

G.R.: La caratteristica che crediamo accomuni tutti i nostri titoli a prescindere dalla loro eterogeneità è il senso del meraviglioso che trasmettono al lettore. Meraviglioso declinato in tantissimi modi diversi, che in effetti abbiamo scelto programmaticamente di pubblicare autori e storie tanto distanti tra loro, con l'intento di mostrare ai lettori di cosa sia capace la fantascienza qui e ora. Comprendiamo benissimo che non tutti i lettori che hanno apprezzato McDonald possano apprezzare anche Schroeder o Sullivan, ma siamo altrettanto convinti che lasciarsi sorprendere da un titolo o un nome sconosciuto sia quanto di più bello possa capitare a un lettore. In effetti quello che ci aspettiamo dai lettori di Zona 42 è che riconoscano nel nostro progetto una ricerca della qualità (nella scelta dei titoli, nelle traduzione, nella produzione dei libri) che vada oltre il gusto personale e che ci permetta di qualificarci come riferimento ideale in libreria. Un'affermazione simile suonerà forse arrogante, ma è l'unica strada che possa permettere a un progetto microscopico come il nostro di sopravvivere e prosperare nel grande mondo dei libri là fuori.


Sp7: La qualità passa anche dalla traduzione, aspetto a cui dedicate la massima cura: evidente fin dal nome del traduttore sulle vostre copertine e dalla frequente presenza dei traduttori alle vostre presentazioni. È stata una scelta deliberata o nel tempo si è creato un particolare rapporto di fiducia con alcuni traduttori?

G.R.: Noi sosteniamo da sempre che la traduzione è un aspetto fondamentale che troppo spesso è stato ritenuto secondario da tanti editori nostrani, soprattutto editori che della letteratura di genere hanno fatto il loro fiore all'occhiello. Per noi citare il nome del traduttore in copertina significa dare il giusto riconoscimento a chi rende fruibile al lettore italiano il testo dell'autore straniero. I traduttori con cui abbiamo lavorato fino ad oggi (Chiara Reali, SIlvia Castoldi & Marco Passarello, Marco Piva-Dittrich) si sono dimostrati tutti ottimi professionisti, e hanno svolto un lavoro encomiabile sui testi che gli abbiamo assegnato. Se poi si sono lasciati tutti ben volentieri coinvolgere quando li abbiamo invitati agli eventi a cui abbiamo partecipato, bé, è segno dell'ottima armonia professionale che si è creata e che speriamo si rinnovi nei lavori futuri.






Sp7: Come è andata finora la vostra scommessa? Quali sono i romanzi di maggior successo e – se ce ne sono – quelli che hanno deluso le vostre aspettative?

G.R.: Non sappiamo ancora se la nostra scommessa si rivelerà vincente o no. Siamo attivi da troppo poco tempo per avere certezze. Da quel che possiamo vedere in questi due anni di attività le librerie iniziano a conoscerci, siamo un nome che tra gli appassionati di fantascienza inizia a circolare un po' più spesso e sempre con accezioni positive (cosa tutt'altro che scontata, visto il poco credito di cui solitamente godono gli editori di genere in rete), da questo punto di vista siamo molto soddisfatti. D'altra parte ci confrontiamo giornalmente con l'evidente calo dei lettori che non riguarda solo l'editoria di genere ma che rimane il problema più grosso per chiunque si occupi di libri.
In questo senso il nostro sforzo maggiore va nel cercare di avvicinare qualche nuovo lettore al nostro genere preferito. Vista la nomea che ha la fantascienza tra chi non la frequenta, la nostra è un po' una lotta contro i mulini a vento, ma dai e dai qualche risultato lo abbiamo ottenuto.
A conti fatti, se la nostra struttura minima ci consente un risparmio in tutte le spese di gestione, i costi di stampa, traduzione e distribuzione ci costringono sempre al limite. Diciamo che se riuscissimo vendere qualche libro in più non sarebbe male.
Detto questo, i nostri titoli di maggior successo ad oggi sono Desolation Road e Dimenticami Trovami Sognami in prospettiva credo che sia la trilogia di Virga che i titoli di Stross e Sullivan ci potranno dare qualche buona soddisfazione.


Sp7: Parliamo di autori italiani: croce e delizia della fantascienza nostrana. Da quando seguo la SF, ricordo feroci critiche agli autori italiani, accanto ad atteggiamenti assistenziali nei confronti di questa minoranza svantaggiata, e lamentazioni per la scarsa attenzione editoriale che ricevono. Oggi però la situazione mi sembra migliorata, c'è una forte richiesta di fantascienza italiana, accompagnata da un manipolo di autori agguerriti e spesso all'altezza dei colleghi stranieri. Che ne pensi?


G.R.: Credo che la strada per portare la fantascienza italiana a confrontarsi alla pari con quella dei più blasonati titoli anglosassoni sia ancora lunga, ma che qualche passo avanti rispetto ai decenni scorsi si è pur fatto. Se storicamente quel che è sempre mancato agli scrittori nostrani è stato uno spazio dove crescere e maturare, le possibilità attuali di autoprodursi e confrontarsi (se se ne ha voglia) con il mondo qua fuori hanno permesso a molti autori di crescere e maturare nella consapevolezza di quel che vogliono realizzare. D'altra parte la mancanza di testi di riferimento di fantascienza contemporanea in libreria rimane un grosso limite per chi voglia confrontarsi con quel che si considera fantascienza di qualità oggi. Noi lo vediamo con i testi che ci vengono inviati in lettura che troppo spesso soffrono di letture « antiche » e di scarsa consapevolezza di cosa significhi scrivere fantascienza contemporanea. 
 

Sp7: Dopo Dimenticami Trovami Sognami  di Andrea Viscusi avete annunciato a sorpresa un secondo romanzo italiano. Senza anticipare nulla, puoi dirci a cosa dobbiamo prepararci? Vi spaventa l'aspettativa creata dal precedente?


(non so se vuoi cambiare domanda :-))

N.d.Sp7 L'intervista è stata scritta prima che si conoscessero il titolo e l'autore del nuovo romanzo italiano di Z42. Nel frattempo ho potuto leggere Real Mars e non perdo occasione per consigliarne la lettura.


Sp7: Veniamo a Selezione naturale (Maul): altra scommessa, la prima autrice di Z42 è anche una mezza (nel mio caso puoi metterci completa) sconosciuta da noi. Come l'avete scoperta?


G.R.: Dopo Desolation Road avremmo voluto pubblicare un'autrice, ma purtroppo i diritti del romanzo che avevamo scelto non erano disponibili. Ci siamo subito messi alla ricerca di qualche altro testo significativo della scena fantascientifica femminile, e quando ci è capitato tra le mani Maul la scelta è stata davvero semplice. Non potevamo non proporre un testo simile al nostro pubblico!
Tricia Sullivan era sconosciuta anche a noi, visto che in quasi vent'anni di carriera nessuno dei suoi romanzi è mai stato tradotto (nonostante i premi vinti e le nomination ricevute). D'altra parte la stessa cosa si potrebbe dire per il 99% degli autori anglosassoni contemporanei…
In ogni caso, per noi il testo è sempre più importante del nome dell'autore, e con Maul (che noi abbiamo tradotto con il titolo Selezione naturale) ci siamo trovati di fronte a una vera bomba.


Sp7: Un'autrice che parla di un futuro in mano alle donne: si può definire un romanzo di genere in tutti i sensi. È un caso che esca in questi giorni caldi, o avete degli agganci molto in alto?


G.R.: La questione del « gender » è da sempre un tema importante per la fantascienza, i titoli che pongono in primo piano ruoli o generi sessuali sono innumerevoli, sia virati in termini politici, sia come base per trame di mero intrattenimento.
Basta tenere gli occhi aperti per notare come l'attenzione per certe tematiche sia tanto più attuale ora con la consapevolezza diffusa (magari non da noi, questo è vero) della « normalità » di certe differenze, e delle conseguenti potenzialità narrative di certi aspetti che le relazioni umane portano sempre con sè a prescindere dall'orientamento sessuale o dalle qualifiche di genere dei protagonisti.

Sp7: A parte gli scherzi, trovi che ci sia una particolare sensibilità femminile dietro questo romanzo?

G.R.: A parte gli scherzi, ti voglio ribaltare la domanda: credi che in Desolation Road si avverta una particolare sensibilità maschile? Io credo che ogni romanzo si porti appresso la « particolare sensibilità » del proprio autore. Quando questa sensibilità riesce a intercettare la sensibilità specifica del lettore, allora si determina il successo di una storia.


Sp7: Avete diffuso in rete l'immagine della copertina: personalmente la considero una delle migliori accanto a quella di Desolation Road. In generale la veste grafica è uno dei punti di forza di Z42.


G.R.: Annalisa sarà molto contenta delle tue parole! (Annalisa Antonini, oltre a essere mia moglie, è la responsabile del progetto grafico di Zona 42 e di molte delle copertine che accompagnano i nostri libri.)


Giorgio Raffaelli (a destra) con Annalisa Antoni e Marco Scarabelli




Sp7: Cosa ne pensate degli ebook? L'estrema cura per l'oggetto libro nasconde una preferenza per il cartaceo?


G.R.: I libri devono essere belli, altrimenti perché comprarseli e portarseli a casa? Detto questo noi siamo consapevoli che la lettura digitale sia una componente fondamentale del futuro dell'editoria. Non abbiamo preferenza per un supporto o l'altro, anche se, dal punto di vista meramente economico preferiamo vendere i volumi cartacei, che con gli ebook i nostri margini sono irrisori…
Quel che conta è comunque il testo. La storia che leggiamo deve essere in grado da sola di soddisfare il lettore, a prescindere dal suo essere letta su carta o su schermo.


Sp7: L'altra novità annunciata a Stranimondi è Elysium di Jennifer Marie Brisset: ancora una donna, ancora un romanzo non convenzionale. Puoi anticipare qualcosa in proposito?

G.R.: Elysium è un romanzo straordinario, per come riesce a coniugare moltissimi temi tipici della fantascienza classica (distopia, guerra, primo contatto, intelligenza artificiale) con una storia d'amore invero originale, ponendo grandissima attenzione alle relazioni personali, alle narrazioni di genere, e al nostro rapporto con la Storia. Una piccola meraviglia che siamo davvero orgogliosi di portare all'attenzione dei lettori italiani.


Sp7: Concludo con una domanda all'Iguana lettore: quali sono i romanzi recenti e meno recenti che ti piacerebbe leggere in Italia (e che ovviamente non prevedete di pubblicare voi)?

G.R.: Non è segreto che io consideri Iain Banks uno dei più grandi autori di fantascienza in assoluto. Non so se Zona 42 avrà mai le risorse per poter portare in Italia tutti quei suoi romanzi che attendono ancora una traduzione. Ma che ci si riesca noi, o che ci riesca qualcun altro, bé, sarebbe comunque un'ottima notizia.


Grazie della chiacchierata e in bocca al lupo per i progetti futuri!

venerdì 27 maggio 2016

Maledetti compagni! - Liebster Award 2016


Come ho scritto altrove, il bello di avere un blog sta anche nel partecipare alla vita collettiva dei blog, fatta di commenti, meme, giochi di società. Accetto quindi con grande piacere  l'invito di Massimo Citi su fronte&retro a partecipare al Liebster Award 2016 e soprattutto lo ringrazio per le belle parole spese su di me e su questo blog. Apprezzamento del tutto ricambiato, considerando che Massimo, con le sue recensioni su LN - LibriNuovi è uno dei principali responsabili dei miei sconsiderati acquisti librari (il nome è evidentemente ironico, ogni volta devo mettermi a caccia di rarità introvabili come in questo caso).
Mentre scrivevo questo post ho scoperto di essere stato nominato anche da Glò e gli amici de La nostra libreria, che maledi... ringrazio di cuore, quindi mi toccano 22 risposte.




Vediamo se ho capito il gioco: promozione di un blog che seguo.
Vista la doppia nomina mi permetto una doppia segnalazione. Uno è Il meme egoista di Jacopo Berti, per il titolo geniale e per i suoi post che spesso non sono da meno. Vi dico solo che ultimamente è stato impegnato in una disamina della musica fantascientifica di Battiato. Un difetto? Jacopo fa troppe cose che gli portano via tempo per il blog.
L'altra segnalazione mi permette di rimediare a un'imbarazzante dimenticanza tra i compagni di blog. Seguo da tempo A noi vivi, blog collettivo di Alessandro Torri, Ataru Moroboshi, e altri, ma per qualche motivo a dicembre mi era sfuggito. Articoli sempre puntuali e analitici, spesso taglienti, sicuramente non appiattiti su un generico apprezzamento. Per farvi un'idea, leggete questo ottimo confronto tra due opere che parlano di olocausto.
E veniamo alle undici curiosità su di me:

1. La mia bellissima famiglia. La mia vita, i mei interessi, le mie passioni, ruotano da sedici anni intorno a Roberta, conosciuta a vent'anni e con cui ho avuto due bambini meravigliosi. Se non scrivo spesso sul blog, è perché la bambina si è svegliata alle sette meno un quarto e ha vomitato, il bambino ha voluto vedere l'ultimo interminabile film degli Avengers o andare allo skatepark, o al mattino abbiamo visto il sole e ci siamo presi una bella giornata tutta per noi.
(D'accordo gli Avengers insisto sempre io per vederli...).



2. La musica « classica » (ma preferisco dire « europea ») e l'opera sono l'altro mio grande amore artistico. Nella mia testa risuonano costantemente note e parole con cui cerco di sottrarmi come posso all'assalto di suoni ostili a cui sono sottoposto in qualsiasi luogo. Ascolto ossessivamente alcuni pezzi per lunghi periodi: da un anno a questa parte, ritorno di continuo alla Pavane in fa diesis min. op 50 di Gabirel Fauré. Ascoltatela, se volete sapere qualcosa su di me. 


 



3. La scuola. Insegno lettere in una scuola superiore e in questo momento dovrei correggere le verifiche su Tutta la mia fiorita et verde etade di Petrarca.

4. La fantascienza: i miei professori si lamentavano per le mie cattive letture, sarà per questo che, quando sono passato dall'altra parte, ho cominciato a portare autori di fantascienza nelle mie classi.

5. Il cinema d'animazione. Faccio parte di quella generazione cresciuta con i « cartoni animati giapponesi », e in seguito con i manga e gli anime: quando per vedere un film d'animazione in Italia bisognava svenarsi in costose VHS vendute in luoghi malfamati dall'equivoco nome di fumetterie. Capirete cosa è signfiicato per me vedere per la prima volta al cinema La città incantata di Miyazaki. Da allora cerco di non perdermi un film Ghibli, Pixar, Dreemworks, e soprattutto condividere questa passione con mio figlio.

6. Dormire. È un'attività che adoro, a cui purtroppo non mi dedico più come vorrei da quando ho famiglia (vedi punto 1).

7. Le etimologie. Se vi sto parlando e a un certo punto mi incanto e farfuglio qualcosa di incomprensibile, può darsi che abbia avuto un'epifania etimologica e mi ci stia perdendo dietro.

È altrettanto probabile che mi sia dimenticato quello che stavo dicendo, visto che il punto otto riguarda

8. la memoria (o la mancanza della). C'è chi sostiene che sia una tara maschile, probabilmente determinata dalle necessità del nostro antenato delle caverne di concentrarsi sulle attività contingenti, senza crogiolarsi nel ricordo. Sta di fatto che per i miei ricordi antecedenti al 2000 devo affidarmi a mia sorella, per quelli post quem c'è mia moglie. Due donne: coincidenze?

9. Quante erano le domande?

10. Avanti veloce: me l'ha chiesto più di uno e, sì, ho usato la tecnica avanti veloce (TM) per testi di saggistica molto ripetitivi, di cui mi interessavano i concetti chiave, ma purtroppo leggo per intero i libri di cui parlo sul blog. Scusate se vi ho deluso.

11. La fotografia. Ho cominciato con il vecchio ingranditore di mio padre per la stampa in bianco e nero, e anche dopo il passaggio al digitale il b/n ha continuato a esercitare un fascino irresistibile su di me. Questo è il mio flickr, che purtroppo aggiorno pochissimo sempre per gli stessi motivi di cui al punto 1.




Veniamo alle risposte a Massimo Citi:
1. Quando hai smesso di avere paura del buio?
Non ricordo particolari paure legate al buio, quello che è sicuro è che, fino alle elementari, io e mia sorella abbiamo fatto a gara a chi si svegliava prima di notte per infilarsi nel letto di mamma e papà.
 
2. In una serata di solitudine che cosa fai?

Da anni ne ho talmente poche che, preso dall'entusiasmo, programmo letture, ascolti integrali di opere liriche, filmoni in attesa da tempo... e alla fine mi addormento verso le 22 dopo aver sfogliato un paio di pagine.

3. Preferisci gli scacchi o la dama? (Attento, questa domanda rivelerà la tua weltanschauung)
Scacchi, senza esitazione.
(Imparare delle tecniche scacchistiche è una di quelle cose su cui periodicamente mi fisso, sfoglio manuali, cerco di risolvere giochi enigmistici, ma la mia strategia si esaurisce miseramente in un arrocco precoce).

4. Hai ancora i tuoi giocattoli di quand'eri piccolo o li hai gettati via?
Non avrei mai il coraggio di liberarmene, ho preferito mollare tutto ai miei e trasferirmi a 1000 km, così il problema è loro. Qualcuno l'hanno ereditato i miei figli.
(Aggiungo che piango come un bambino ogni volta che rivedo la scena finale di Toy Story 3, anzi non parliamo più di liberarsi dei giocattoli che comincio a sentire un po' di umidità sulla tastiera...).

5. Hai mai provato a svuotare un penna bic e soffiarci dentro tenendola dritta sotto il labbro inferiore? Sai fare più di una nota? 
Credo di no, provo adesso?

6. Quando sei al telefono scarabocchi? Disegni? Prendi appunti? Mimi ciò che non puoi/vuoi dire?
Mi odiano tutti, da sempre, perché passeggio per tutta la casa e, non so perché, questa cosa innervosisce gli altri abitanti.

7. Finisci tutti i libri che inizi?
No, no. Come disse Troisi, io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere, se mi metto pure a finire i libri che non mi piacciono non ce la farò mai a esaurire la mia lista di letture. Non ce la farò comunque.
Ci sono varie ragioni per cui abbandono un libro, oltre all'apprezzamento. Metto da parte anche i libri che mi stanno piacendo ma che, per un motivo o per l'altro, non riesco a seguire come meriterebbero, oppure che capitano nel momento sbagliato. Alcuni li ho ripresi dopo molti anni, altri sono ancora in lista letture.
Devo ammettere che da quando ho il blog sento una maggiore responsabilità verso il libro che sto leggendo, quindi mi forzo un po' di più a contintinuare, se voglio scriverne. Altrimenti non me ne sentirete mai parlare.

8. Hai l'abitudine di fare solitari a carte?
No.
 
9. Ti è capitato di perderti nella tua città?
Difficile dire qual è la mia città: sono nato e cresciuto a Taranto, vissuto a Roma, Catania e Torino. In alcune di queste città mi sono – non dico perso, ma ho avuto difficoltà a orientarmi in qualche occasione.

10. Ti è capitato di prendere una posizione estrema – in politica, nella vita di ogni giorno, sul lavoro – e di aver mentito spudoratamente per difenderla? 
 
Sono cronicamente incapace di mantenere anche le posizioni più semplici nella vita. 

11. L'ultima bugia l'hai raccontata esattamente...
Adesso, dicendo ai miei studenti che avrei corretto le verifiche nell'ora buca.



E ora le risposte a La nostra libreria:

1. Cosa vorresti simpaticamente « rubare » a La nostra Libreria?
Il taglio leggero e aperto delle recensioni, quel tono da chiacchierata tra amici che più di una volta ha fatto saltare l'ordine della mia lista di letture.

2. Una curiosità che non hai mai osato chiedere a 1 blogger a scelta?  Giro la domanda a Glò: hai mai rubato un libro?

3. Una citazione per te significativa tratta da un libro?
Vista l'occasione ho scelto un brano in tema librario da L'insostenibile leggerezza dell'essere di Kundera: uno dei miei romanzi preferiti del mio autore preferito (su di lui ho scritto la tesi di laurea).

« Un libro era per Tereza il segno di riconoscimento di una fratellanza segreta. Contro il mondo della volgarità che la circondava, essa aveva infatti un'unica difesa: i libri che prendeva in prestito alla biblioteca comunale; soprattutto i romanzi: ne aveva letti un'infinità, da Fielding a Thomas Mann. Le offrivano la possibilità di una fuga immaginaria da quella vita che non le dava alcuna soddisfazione, ma avevano significato per lei anche in quanto oggetti: le piaceva passeggiare per strada con dei libri sotto il braccio. Essi rappresentavano per lei ciò che il bastone da passeggio rappresentava per un dandy del secolo scorso. La distinguevano dagli altri.
(Il paragone tra il libro e il bastone da passeggio non è del tutto preciso. Il bastone non serviva soltanto a distinguere il dandy, lo rendeva moderno e alla moda. Il libro distingueva Tereza, ma la rendeva antiquata. I giovani che le passavano accanto con le loro rumorose radioline le sembravano stupidi. Non si accorgeva che erano moderni). »

4. Consigli per gli acquisti: qual è un buon rapporto essenzialità/prezzo quando fai compere libresche?
L'unica considerazione è: ho bisogno di questo libro in questo istante?

5. Parliamo dei generi come categorie convenzionali attribuite ai libri: sono un aiuto o una limitazione?
Li vedo come categorie neutre, sono d'aiuto per orientarsi tra le letture e per parlarne con altri lettori, ma diventano noiosi e persino pericolosi se usati per definire un libro in base alla sua appartenenza. Penso ai lettori o alle librerie che rifiutano un romanzo a priori perché è di fantascienza.

6. Animazione: perché viene molto spesso considerata adatta a un pubblico molto giovane?
Come dicevo, sono cresciuto con l'animazione giapponese, e il mio primo lungometraggio è stato Una tomba per le lucciole di Isao Takahata, in costosissima VHS Yamato Video. Vi sfido a proporlo a un pubblico infantile.
Credo comunque che il pregiudizio nasca in occidente dall'identificazione tra animazione e Disney, che sicuramente ha un target infantile. In tempi più recenti grazie a opere come Wall-E e Inside Out, questo pregiudizio sta cominciando a cadere, anche perché gli adulti di oggi sono la generazione cresciuta negli anni '70-'80 a pane e anime.

7. Sulla solita isola deserta: 1 libro, 1 disco, 1 cibo e 1 sogno da realizzare a cui non rinunceresti.
Il libro: L'uomo senza qualità di Robert Musil.
Il disco: The Rake's Progress di Igor Stravinskij.
Il cibo: il vijgenbrood, pane olandese con fichi, nocciole e mandorle, unica droga che ho provato ad Amsterdam.
Un sogno: veder spuntare dalle acque il Nautilus.



8. Cosa ti fa venire voglia di lanciare fuori dalla finestra il pc mentre stai navigando?
In questo momento direi senza dubbio la formattazione di Blogger.
In generale i commenti qualunquisti o razzisti su facebook.

9. Dura lex sed lex: mi riesce difficile scrivere qualcosa a proposito che non risulti banale o qualunquista, quindi mi avvalgo del diritto di non rispondere.

10. Quale superpotere vorresti avere?
Rallentare il tempo.

11. Cosa vorresti ci fosse scritto sul tuo epitaffio?
Sono andati? Fingevo di dormire...



Undici blog che seguo:
Alla lista che ho fatto qui, oggi aggiungerei
Se li sommiamo sono 12, va bene lo stesso?


E per finire, le 11 domande ai due blogger promossi (ringrazio mia moglie Roberta per i suggerimenti e l'inventiva, senza di lei vi avrei chiesto qual è il vostro colore preferito):

1. Hai mai letto un libro con avanti-veloce (TM)?

2. Hai vinto un viaggio sulla DeLorean: in quale epoca vorresti tornare?

3. C'è qualcosa che fai nello stesso modo fin da quando eri bambino/a (rifare il letto, la pettinatura, un rituale prima di andare a dormire...)

4. Una cosa che hai giurato di fare da bambino e hai realizzato.

5. Righe o quadretti?

6. Il più bel concerto a cui hai assistito...

7. In quale film vorresti andare a vivere?

8. Quale personaggio famoso o storico vorresti che fosse il tuo migliore amico?

9. Una brutta figura che a distanza di tempo, se ci pensi, ancora ti fa vergognare.

10. Cè'è un collega che proprio non sopporti perché...

11. Quella volta in cui ero convinto di sapere di cosa si stava parlando. E invece no...

E con questo dovrei aver finito, spero che Jacopo Berti e Alessandro Torri non me ne vogliano per il gravoso compito: liberi di sottrarvi al gioco (in tal caso mi riservo di rispondere a nome vostro alle domande, valutate voi i rischi...).